In occasione della pubblicazione del libro ADAMANTIS VOL.1, sono state prodotte 32 opere, che illustrano la fase Reale benché invisibile della sua trama.
Le opere scritte di Fabio Ghioni sono realizzate per comunicare su due livelli di coscienza simultaneamente, ciò che lui chiama imprecisamente Vita Finta e Vita Vera. Chi vive solo la Vita Finta potrà apprezzare una storia avvincente. Chi percepisce la Vita Vera potrà emozionarsi nel profondo e sperimentare la vera Magia di ogni cosa.

Con lo scopo di rendere completa questa trasmissione di informazioni, l’opera ADAMANTIS VOL.1, e tutte quelle che verranno, è stata arricchita da immagini legate a fasi del Mondo e della Coscienza, al Tempo passato e futuro. Come avviene per ogni opera di Fabio Ghioni, ogni lettura o rilettura delle stesse sembrerà nuova e più ricca, e così sarà anche per queste immagini, che richiamano lo stato naturale di ogni cosa, che circonda quella che è comunemente chiamata civiltà umana.

Queste opere sono destinate a viaggiare nel tempo, di mano in mano, per accendere, svegliare e ispirare tutti coloro che vivranno il Mondo che Verrà.

ARTE DEL DONO

Abbiamo battezzato ARTE DEL DONO la realizzazione di rappresentazioni artistiche di enorme pregio, che contengono codici di richiamo alla Realtà velata del Mondo e dell’Anima. Rappresentazioni che possano viaggiare nel Tempo, di mano in mano, raggiungendo ricercatori di ogni luogo ed epoca, che attraverso l’abbandono alla loro visione potranno diventare Messaggeri del Mondo che Verrà.
Chi deciderà di possederli contribuirà alla sopravvivenza di ciò che abbiamo chiamato Progetto ENOC.
Queste rappresentazioni, dal nostro punto di vista, hanno un valore inestimabile, e tuttavia, per consentirne la diffusione, le abbiamo valutate utilizzando lo stesso parametro di misura che determina il valore minimo per i quadri d’autore.

Abbiamo scelto per queste rappresentazioni magiche la tecnica SHODO, proveniente dall’estremo oriente.
Di seguito, una breve panoramica dell’arte SHODO e degli strumenti utilizzati.

Strumenti Arte del Dono

Secondo la tradizione, i principali strumenti usati in calligrafia sono:

– il pennello
– la barretta d’inchiostro
– la pietra per sciogliere e contenere l’inchiostro
– la carta

Essi vengono generalmente definiti i “Quattro tesori” del calligrafo, perché
il loro impiego è indispensabile, e corrispondono agli strumenti usati nella
pittura tradizionale cinese.

Il pennello “FUDE”

Esistono numerose varietà di pennelli, le cui caratteristiche variano in base alla forma, ai materiali e alle dimensioni.
Una particolare importanza è attribuita ai tipi di setole di cui sono composti,
che si possono grosso modo suddividere in:
– setole rigide (cavallo, daino, tasso, volpe, coniglio)
– setole morbide (capra)
– setole miste rigide-morbide

La differente proporzione tra la lunghezza e il diametro delle setole può incidere parecchio
sui risultati che si desidera ottenere.
Per ottenere una corretta elasticità, permettere un forte assorbimento dell’inchiostro
e un suo ben dosato rilascio sulla carta, i migliori pennelli sono composti da più strati concentrici
di peli di lunghezza differente, disposti attorno a un nucleo centrale che funge da serbatoio.
Questa caratteristica, che li differenzia dai pennelli usati nella pittura in Occidente,
permette una differenziata modulazione del tratto e la scrittura di più caratteri, senza dover
ricorrere continuamente all’assorbimento di nuovo inchiostro.
Una volta acquistato il pennello, bisogna togliere la colla immergendolo in acqua.
In seguito, bisogna metterlo sotto l’acqua corrente del rubinetto e asciugarlo lievemente.
Se la punta è troppo asciutta, infatti, i peli tendono a separarsi.

L’inchiostro “SUMI”

Secondo la tradizione, l’inchiostro da scrittura è quasi esclusivamente nero, e si presenta in forma solida, pressato in barrette.
La sua qualità varia principalmente in base alla purezza e alla raffinazione della materia prima colorante.
La colorazione nera dell’inchiostro può variare in numerose tonalità e riflessi differenti, tendenti a colorazioni
cromatiche più o meno fredde o calde.
La sua preparazione per l’applicazione avviene sciogliendolo tramite lo strofinamento nell’acqua, che viene versata nella pietra-calamaio.

La pietra per l’inchiostro “SUZURI”

La pietra per inchiostro può presentarsi in forme piuttosto diversificate, ma è generalmente caratterizzata da una parte incavata
più profondamente, che funge da serbatoio, e da una un poco più rialzata, usata per strofinare la barretta d’inchiostro.
Numerose pietre sono sagomate e decorate da raffigurazioni naturalistiche, che, secondo la lavorazione e il progetto, possono costituire vere e proprie opere d’arte.

La pietra su cui si strofina il sumi deve essere liscia come la “pelle di un bambino”, così si dice in Giappone.
L’acqua pura che si aggiunge sarà in dosi diverse, per creare varie sfumature di nero.
Si dice che in una bella composizione ci devono essere “cinque neri”.

Il tempo che serve per la preparazione dell’inchiostro è il tempo che ci vuole per liberarsi
dai pensieri della vita quotidiana, per creare il vuoto dentro di sé, permettendo così alla propria
energia di esprimersi liberamente, posandosi sul foglio.
E’ necessaria, quindi, una preparazione accurata e lunga, per un atto veloce, spontaneo, naturale.

Il segno è energia, e quindi vita. Il segno è nero e pieno, la carta invece è vuota, bianca.
Il vuoto è ciò che permette al pieno di esistere. Il vuoto, dunque, è molto importante, e deve essere rispettato.
E’ il bianco della “carta di riso”.

Il segno è vario: può essere vigoroso, raffinato, audace, leggero, libero.
Le linee sono diverse: dritte e sicure oppure morbide e incerte, secche, spesse, sottili.
Il punto è la conclusione di un movimento precedente, oppure l’inizio di un movimento che comincia.

La carta “KAMI”

La materia prima usata nella sua produzione consiste in fibre vegetali derivanti dal legno, dalla corteccia o dai fusti
di piante erbacee (canapa, gelso, bambù, paglia di riso, ecc.).
È una materia che si potrebbe quasi definire “viva”, dotata di caratteristiche particolari.
Bisogna conoscerne l’assorbenza, apprezzarne il colore, la consistenza e la texture, per abbinarvi l’inchiostro più adatto.
La sua superficie partecipa alla definizione dell’opera in modo determinante; basti considerare il fatto che costituisce
tutto lo spazio non occupato dall’inchiostro, e che quindi è la sua texture superficiale a corrispondere al “vuoto” che nasce dal “pieno”
del tratto creato dallo scorrere del pennello. Anche se in molte occasioni, prima di iniziare una calligrafia non si bada molto
alle sue caratteristiche, dai primi tocchi di pennello ci si accorge quale sia la sua rispondenza e quali siano le sue qualità.

La scelta della carta è molto importante, e contribuisce a determinare l’ottenimento di effetti calligrafici specifici,
adattandosi in modo differenziato alla stesura dell’inchiostro.
La “carta di riso” assorbe l’inchiostro immediatamente, appena è toccata col pennello bagnato, ed il gesto è subito concluso.
Non c’è più possibilità di correggere. In questo consiste la grande difficoltà dello Shodo.

Forse potrà risultare un po’ eccessivo includere tra i piaceri derivanti dalla pratica della calligrafia quello prodotto
dal profumo dell’inchiostro, dall’ammirazione dell’armoniosa forma di un pennello, dalla delicata sensazione prodotta
al tatto da una carta artigianale, o ancora dalla vista della sua struttura osservata in controluce.
Eppure, anche questo può corrispondere a una forma di rispetto nei confronti della competenza dell’artigiano che li ha prodotti,
e del lavoro che esso ha “prestato”.

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